Ornella Fulco racconta “Accabadora”

Sesto ed ultimo appuntamento di Terrazza d’autore 2011, dedicato al libro narrato. Secondo una formula consolidata nel corso delle precedenti edizioni, Ornella Fulco ha raccontato “Accabadora” di Michela Murgia. Il libro della scrittrice sarda, vincitore del Premio Campiello 2010, racconta la storia di Maria Listru e di Bonaria Urrai, sua madre adottiva e accabadora del paese. Una storia affascinante e complessa che vede protagonista una delle innumerevoli figure della Sardegna arcaica: l’Accabadora. Questo termine, di origine castigliana, ha il significato di colei che pone fine, che fa terminare. Una storia per chi apprezza la poesia del silenzio. Un libro sul “confine”. Il confine tra vita e morte. Il confine tra natura e cultura. Il confine tra le cose che si fanno e quelle che non si fanno. Sullo sfondo la Sardegna degli anni Cinquanta: un mondo antico sull’orlo del precipizio, con le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi.

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Un commento finora

  1. laltraparola on

    La lieve brezza che soffiava tra gli archi del porticato trainava con se la spiritualità inerente e propria al romanzo “vissuto”. Vissuto proprio perché la maestria e la dolcezza della lettura di Ornella Fulco, mi/ci hanno fatto accomodare in una sala cinematografica, il cui silenzio travolgente ed austero abbracciava i presenti, formulando frasi valenti più di “mille risposte date, a domande non poste”, come spesso accade nella società odierna.

    «Non c’è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada»,ripeteva Tzia Bonaria.
    Penso che NON SI POSSA nascere,senza qualcuno che ti aiuti e ti accudisca,e che NON SI DEBBA morire,senza qualcuno che ti accompagni e vegli durante i tuoi ultimi respiri. In quel frangente tutti desideriamo l’angelo della morte, colui che con le sue preghiere riesca ad alleviare la nostra sofferenza ed il nostro calvario.

    Immedesimandomi nella storia,sono “cresciuta con Maria”,vivendo una metamorfosi che la fa divenire da bambina ignara del dolore a donna consapevole degli addii. Dapprima l’argomento trattato dal romanzo, quasi un tabù, mi ha sconvolta ed intimorita.
    Il sottofondo musicale e l’atmosfera di penombra mi hanno persuasa e trasportata nella Sardegna della prima metà del XX secolo, ricca di magie,superstizioni e tanta, tanta fede in Dio. In un secondo momento però, dopo aver ricercato l’intimo valore delle vicende, mi sono resa conto che è errore vedere questa figura come un’assassina. In realtà Bonaria Urrai è un’anziana signora che mette a disposizione antichi sortilegi (che sono un po’ i suoi talenti),per accompagnare silenziosamente e meno atrocemente i moribondi verso quello che sarà il loro ultimo respiro .
    L’esperienza vissuta è stata sensazionale, splendida, a dir poco strabiliante ! È stato magnifico assistere e PARTECIPARE con tutto il mio animo ed il mio interesse a questa full-immersion artistico-letteraria ,perché attimo dopo attimo, ho potuto arricchire non soltanto il mio bagaglio culturale, ma anche (e soprattutto) quello umano ed emozionale.
    Il testo verte su questioni sacre e indispensabili, dinanzi alle quali sono soltanto “un piccolo puntino”…
    Ornella Cianni


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