“Quel Nobel venuto dal Sud”

Salvatore Quasimodo, poeta amato e odiato, dal destino critico paradossale. Oggetto di un vero e proprio isolamento da parte della critica militante, la sua figura col tempo si è appannata e ancora oggi, mentre nella comunità letteraria mondiale è considerato uno dei più grandi rappresentanti della poesia moderna, in Italia permangono intorno alla sua figura e alla sua opera strane zone di silenzio e di oblio.
Nello splendido scenario di Torre di Ligny, ospiti dell’associazione Euploia, ultimo appuntamento dell’edizione 2016 di Terrazza d’Autore con il poeta e critico Domenico Pisana che ha dedicato a Quasimodo il saggio “Quel Nobel venuto dal Sud. Salvatore Quasimodo tra gloria ed oblio”.
Conduce la conversazione Stefania La Via, letture di Giovanni Barbera.

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CentoPitrè

E’ dedicato Giuseppe Pitrè, nel centenario della sua scomparsa, il penultimo appuntamento di “Terrazza d’Autore” dal titolo “CentoPitrè”. A celebrare – attraverso l’uso del racconto orale e del “cunto” – una delle figure culturali più importanti della storia siciliana, il medico, antropologo e folklorista Giuseppe Pitrè, è Gaspare Balsamo. Un’occasione per restituire la giusta memoria e fornire spunti di riflessione sul prezioso – ed enorme – lavoro di ricerca attorno alla monumentale raccolta dei volumi che vanno sotto il nome di Biblioteca delle tradizioni popolari siciliani. L’incontro è incentrato, in particolar modo, sulle raccolte che riguardano le fiabe, le novelle e i racconti popolari siciliani e su alcuni momenti e tracce importanti che caratterizzarono la biografia di Pitrè e tutto il suo studio sulla matrice genetica e culturale del racconto, siciliano e non.
Gaspare Balsamo è autore, attore, “cuntista” e regista teatrale. Ha appreso l’arte del “cunto” siciliano con il maestro Mimmo Cuticchio ed è, oggi, uno dei maggiori rappresentanti del “cunto” della nuova generazione.
Per questo appuntamento “Terrazza d’autore” è stato ospite del Gruppo “Saman” presso il Circolo del Tennis di Erice vetta.

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“Donne all’opera con Verdi”

La forza dei sentimenti delle donne protagoniste delle opere di Giuseppe Verdi, di coloro che sono ad esse vicini e delle relazioni d’amore che esprimono luci e ombre dell’animo umano sono, ancora, estremamente attuali.
Cosa fanno le donne nei capolavori lirici del grande Maestro, qual è la loro “opera”? Lo racconta, in un libro scritto nel 2013, in occasione del bicentenario della nascita di Verdi, la sociologa e scrittrice Luciana d’Ambrosio Marri che, attraverso tredici protagoniste, tratteggia le storie, i passaggi delle arie più significative ma anche aspetti socio-psicologici – non solo “al femminile” – con collegamenti all’attualità.
Un modo diverso per riscoprire o accostarsi “in punta di piedi”, come ama dire l’autrice, all’Opera e, in particolare, alla produzione di Giuseppe Verdi ma anche per passare, nella riflessione, dal palcoscenico del teatro a quello della vita. Oggi molte donne sono all’opera per costruire, con creatività e impegno, tra gioie e difficoltà, le proprie vite e quelle degli altri negli ambiti più svariati.
Conversare con Luciana d’Ambrosio Marri Ornella Fulco. Esecuzioni musicali del trio “AnimeIncanto” con Simona Guaiana (soprano), Rosalia Catalano (flauto) ed Enzo Toscano (violoncello).

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“L’acrobata della scrittura”

Sidonie Gabrielle Colette (1873-1954) meglio nota come “Colette”, scrittrice prolifica, vera e propria acrobata della scrittura per tutti i generi letterari e artistici praticati, ha attraversato il confine tra due secoli divenendo una vera e propria leggenda. Fu perversa, torbida, saffica, una santa scandalosa, infantile, ma in fondo sempre innocente, sempre straordinariamente se stessa. Ci racconterà della sua vita avventurosa e delle sue opere lo scrittore Luigi La Rosa, che da anni si divide tra Parigi e l’Italia. Autore di numerose pubblicazioni, tra cui il romanzo “Solo a Parigi e non altrove” ove ripercorre una mitica “geografia letteraria” tra i vicoli e i boulevards parigini, Luigi La Rosa narrerà Colette e il suo fascino misterioso.
Condurrà la conversazione Ornella Fulco, letture di Stefania La Via.

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Stefania La Via racconta “Florence”

Agosto 1914. La vigilia di una guerra che travolgerà il mondo. Una città immortale, un uomo che non sa più in cosa credere, una donna troppo libera per il proprio tempo. Un amore che non può non sbocciare.
Questi gli ingredienti di un’opera che è insieme racconto di una grande passione e straordinario affresco storico di un’Italia sull’orlo del baratro alle soglie di un conflitto che avrebbe cambiato i destini d’Europa.
Stefania La Via racconta “Florence” dell’autrice trapanese Stefania Auci. Letture
di Ornella Fulco. 
A seguire, conversazione con l’autrice.
(Fotografie Lorenzo Gigante)

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#Cervantes400 “Miguel de Cervantes e la Sicilia”

Si intitola #Cervantes400 “Miguel de Cervantes e la Sicilia” il secondo appuntamento di Terrazza d’Autore – curato da Domenico Ciccarello e con le letture dell’attrice Virginia Alba – ideato per rendere omaggio a Miguel de Cervantes – di cui ricorre quest’anno il quadricentenario della scomparsa – provando a rileggere la sua biografia e, soprattutto, la sua carriera e la sua fortuna letteraria sotto la lente del rapporto con la Sicilia.
Un rapporto niente affatto episodico, ricco di spunti e di storie ancora oggi di grande stimolo per noi. Il grande scrittore spagnolo sentiva certamente la risonanza dei grandi miti da cui la nostra Isola si trova avvolta sin dall’antichità. Miti che echeggiano ripetutamente nel “Don Quijote” e in altre opere cervantine. Ma la Sicilia era, per lui, principalmente un luogo concreto, al crocevia del Mediterraneo, attraversato da conflitti di civiltà, religioni, storie di schiavitù e di riscatti, di peripezie, salvezze e fortune.
E allora ecco – in un racconto delle “Novelas ejemplares” – con Leonisa e Ricardo, i due giovani protagonisti dell’Amante liberal, comparire anche Trapani, il suo mare, la sua gente. Ed ecco che ad Algeri, durante un periodo di prigionia in comune, Miguel de Cervantes e il poeta di Monreale Antonio Veneziano diventano amici.
Non meno interessante la ricezione del capolavoro di Cervantes in Sicilia nei secoli successivi. Ad esempio il poeta Giovanni Meli realizza una riscrittura in lingua siciliana del Don Chisciotte. Leonardo Sciascia, invece, analizza gli archetipi cervantini per scavare, con un sapiente gioco di specchi riflessi, attraverso la hispanidad del Siglo de Oro, nel profondo delle radici di una certa cultura individualista e antistatalista che, ancora oggi, continua a caratterizzare in qualche modo il popolo siciliano.
La lettura sciasciana di Cervantes, passando anche per Pirandello e Borges, ci permette di assaporare alcune tra le riflessioni più acute, forse tra le pagine critiche più splendide dello scrittore racalmutese, offrendo l’ennesima conferma dell’intramontabilità di Don Chisciotte della Mancha e del suo scudiero Sancho Panza (molti anni fa impersonati al cinema anche dagli attori siciliani Franco Franchi e Ciccio Ingrassia).

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